IL CASALE DI TEODORA

di  NICOLA CARIELLO




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teodora

Molti conoscono la chiesetta di Santa Passera, che sorge tra il Tevere e via della Magliana, a breve distanza da piazza Antonio Meucci. Quasi sconosciuto risulta, invece, il piccolo casale situato lungo la stessa via della Magliana, qualche centinaio di metri oltre la chiesa, presso il Tevere, in un angusto vicolo di terra battuta chiamato via Teodora.
Il casale è costituito attualmente da una torre ad un piano, non molto alta ma contraffortata in modo da presentare un aspetto quasi militaresco. E’ dotata anche di una scala esterna. La vicinanza al fiume, d’altronde, nella zona in cui questo fa il suo ingresso alla periferia della città, denuncia il carattere di avvistamento e difesa che doveva fare del vecchio casale un fortilizio vero e proprio.
Già all’epoca di papa Leone IV (847-855), secondo il racconto del Liber Pontificalis, erano state ricostruite quindici torri che da Porta Portese erano disposte, a scopo di presidio, lungo il corso del Tevere fino alla sua foce. Inoltre c’era una torre che il pontefice non solum lapidibus, sed etiam ferro munire curavit, quatenus, si necessitas fuerit, per eundem locum nulla valeat navis transire, fece cioè non solo fortificare in pietra ma dotare di una catena di ferro in modo che, all’occorrenza, potesse sbarrare il passo a qualunque imbarcazione. Tutti provvedimenti che Leone IV aveva dovuto adottare con urgenza dopo l’incursione dei Saraceni ai danni delle basiliche di San Pietro e di San Paolo fuori le mura (Propter futurum Saracenorum periculum). Questo corridoio fluviale dal quale, arrivando dal mare, si poteva comodamente entrare a Roma continuò anche in seguito ad essere tenuto sotto osservazione. Nel XVI secolo è certo che la località rispecchiava pure nel nome la presenza di edifici fortificati sul territorio. Il Tomassetti menziona, ad esempio, l’acquisto da parte di un tale Lentulo Lentuli, il 12 dicembre 1545, di un prato confinante con “il casale dei Doi Torri”. Nel secolo successivo esisteva ormai una vasta tenuta chiamata Piano delle Due Torri, ricordata anche nella attuale toponomastica cittadina (Riva, Via e Vicolo Pian Due Torri).Sempre per quanto riguarda la toponomastica, risulta interessante anche l’intitolazione a Teodora del vicoletto, perpendicolare al corso del fiume, in cui si trova la torre menzionata. Al contrario di quanto si potrebbe immaginare, non mancano notizie di Teodora; il problema, all’opposto, consiste nel fatto che di personaggi con quel nome ce n’è più di uno. Però hanno tutti, meglio tutte, qualcosa in comune: sono legate cioè alle memorie della vicina chiesetta di Santa Passera, la quale, d’altronde, seguiva le sorti della vasta tenuta sulla quale insisteva.


 Intanto, come è noto, non è mai esistita una santa con quel nome, il quale nacque solo nel XIV secolo per corruzione della intitolazione ai santi Ciro (o Abbaciro) e Giovanni. Ed il fenomeno linguistico interessò anche la chiesa, ora scomparsa, di S. Abbaciro de Militiis, che si trovava alle pendici del Quirinale. Infine, esisteva fino al XVI secolo una terza chiesa in Trastevere parimenti dedicata ai santi Ciro e Giovanni.
 Secondo alcuni autori, due monaci orientali (forse Grimaldo ed Arnolfo) avrebbero traslato le reliquie dei due martiri egiziani recandole da Alessandria a Roma. Stando ad una prima versione il trasferimento sarebbe avvenuto ai tempi di papa Innocenzo I (401-417). I monaci sarebbero stati ospitati a Trastevere apud Theodoram religiosam viduam. La casa in cui i santi resti riposarono per breve tempo sarebbe stata trasformata in chiesa ma la vedova Teodora li avrebbe poi trasferiti definitivamente in un piccolo edificio sacro da lei fatto costruire presso la via Portuense. Una seconda versione narra, invece, che le reliquie dei due santi vennero portate a Roma per essere sottratte alla profanazione dei barbari che avevano espugnato Alessandria d’Egitto. Pertanto, tenuto conto che gli Arabi guidati da Amr Ibn al-As conquistarono la città nel 642, la traslazione risalirebbe al VII secolo. Quando le salme furono portate a Roma, i santi sarebbero apparsi in sogno a Teodora, senatrice romana e questa avrebbe posto i loro corpi nella chiesetta al Portuense. Essa avrebbe altresì arricchito la chiesa stessa con la donazione di molti terreni adiacenti.
E’ da tener presente che il culto dei santi Ciro e Giovanni a Roma è molto antico e legato alla presenza del clero di origine greca. Immagini dei due santi si trovano nella chiesa di S. Maria Antiqua, alla quale era annesso un monastero greco. Tali dipinti sarebbero da ascrivere all’epoca di papa Paolo I (757-767) ma la memoria dei santi Abbaciro e Giovanni era viva anche nella chiesa di Sant’Angelo in Pescheria, dove era un altare con alcune loro reliquie, nonché in alcuni oratori, sulla Tiburtina, sul Celio ed in altre località non identificabili con sicurezza. E’ estremamente difficile stabilire , pertanto, l’epoca della traslazione dei due martiri egiziani nonché la data della costruzione della prima chiesa (l’attuale risale, pur con molti restauri, ad una ricostruzione del XIV secolo). Per non parlare ovviamente del personaggio di Teodora, devota vedova trasteverina vissuta nel V secolo o ricca senatrice del VII secolo.
Ma non è tutto. Nell’XI secolo compare una terza Teodora. Questa volta si tratta, però, di un documento storicamente inoppugnabile. Il 9 dicembre 1060 l’ennesima Teodora, con i figli Costanza e Tassone, restituisce alla badessa del monastero dei Santi Ciriaco e Nicolò una vigna fuori Porta Portese, vocabulum sancti Abbacyri. Evidentemente la nostra chiesetta dava il nome ad una tenuta agricola che all’epoca apparteneva al monastero di S. Ciriaco in Via Lata. Con atto pubblico la terza benefattrice Teodora arricchiva il patrimonio del monastero ed ampliava i confini della tenuta di Santa Passera. Sarebbe interessante, comunque, scoprire a quale delle tre donne è intitolato l’umile vicolo sul greto del Tevere alla Magliana. O se, magari, quella dedica può essere salomonicamente attribuita in parti uguali a tutte e tre le Teodore