DAVID H. LAWRENCE A PICINISCO

di  NICOLA CARIELLO



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Lawrence


Lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, destinato a divenire celebre soprattutto per il romanzo “L'amante di Lady Chatterley”, nel 1913 soggiornava, con la futura moglie Frieda von Richthofen, nei pressi del lago di Garda.
In una lettera del 23 dicembre 1912 aveva preannunciato: “Farò presto un romanzo dell'amore trionfante”. Tale romanzo, iniziato in Italia in quei mesi, fu “The lost girl” (La ragazza perduta), dove il problema dei rapporti tra uomo e donna veniva affrontato dal Lawrence col delineare una figura femminile la cui ostinata aspirazione all'autonomia ed all'autosufficienza viene gradualmente sopraffatta dalla sua stessa natura di donna e ricondotta dall'esigenza primordiale del sesso all'abdicazione ad ogni velleità di emancipazione.
Nel luglio del 1914, intanto, il Lawrence aveva sposato Frieda e la guerra costrinse gli sposi a restare in patria per qualche tempo.
In Inghilterra lo scrittore aveva conosciuto, a casa di un amico scultore, un modello italiano, Orazio Cervi, che invitò il Lawrence e sua moglie in una fattoria di cui era proprietario in Ciociaria, ai confini con le montagne abruzzesi.
Nel dicembre del 1919 i Lawrence, accettato l'invito, si recarono a casa Cervi in contrada “Le Serre” del minuscolo comune di Picinisco in val di Comino.
Oggi Picinisco, dominato dal semidiroccato castello costruito nell'XI secolo dai conti d'Aquino e abbarbicato pittorescamente sul ciglio di una collina, con una strada che lo collega agli impianti sciistici di Prati di Mezzo, è un grazioso villaggio ai margini del Parco Nazionale d'Abruzzo, interessato perfino da un certo movimento turistico.
Nel 1919 la situazione era diversa. Scrivendo all'amica Rosalind Popham, Lawrence dichiarava: “Sono luoghi sbalorditivamente primitivi. Si attraversa il letto di un grande fiume sassoso, poi, su di una tavola, un fiume ghiacciato, quindi ci si arrampica per impraticabili sentieri, mentre l'asino arranca dietro con i bagagli. La casa è composta al pianterreno da una cucina più simile a una spelonca … Gli abitanti sono in costume-briganti con sandali di pelle e le gambe con bende strette da cinghie di cuoio … Il paese è distante due miglia, un'arrampicata a picco senza una strada qualsiasi”.
La realtà in cui si trovò di colpo immerso Lawrence influì prepotentemente sulla sua fantasia. Il romanzo “La ragazza perduta”, iniziato sei anni prima in Italia, venne ripreso e terminato. Gli ultimi tre capitoli della storia dell'inglese Alvina, la donna che cerca l'affermazione al di fuori delle comuni vie dell'amore e del matrimonio ed esalta la propria indipendenza regredendo, invece,sul piano sociale fino a sposare un povero contadino italiano, sono ambientati nell'umile dimora presso Picinisco (Pescocalascio nel romanzo) dove la protagonista finisce, sotto l'ineliminabile esigenza del sesso, ad assoggettarsi al maschio, concludendo tristemente la sua storia tra i monti scoscesi dell'Appennino.

 “Alvina era una ragazza perduta – si legge nel capitolo XV – tagliata fuori dal mondo al quale apparteneva. A Pescocalascio la misteriosa influenza delle montagne e delle vallate sembrava schiacciare l'inglese; e non soltanto lei, ma anche i nativi … A quel che pare, ci sono luoghi che ci resistono, che hanno la facoltà di sconvolgere la nostra personalità psichica. A quel che pare ogni paese ha i suoi centri potentemente negativi, località che rifiutano vittoriosamente ogni vita culturale. E Alvina era capitata proprio in una di quelle località, lì, ai confini dell'Abruzzo. La bellezza che rivestiva ogni cosa era indicibile, indicibile la grandiosità pagana del crepuscolo nelle vallate fredde e selvagge, dove perdurava la sensazione degli antichi idoli che conoscevano il diritto dei sacrifici umani. Il terrore, l'angoscia e la nostalgia del passato pagano formavano la costante tortura della sua anima trasfigurata. Era uscita dal mondo per entrare nel mondo primitivo, aveva riaperto la porta dell'eternità antica”.
L'animo dello scrittore era evidentemente agitato da sentimenti contrastanti. La gioia (“Tutto era così fantastico ... un mondo incantato, con la luna sulle vette nevose, e sotto, il letto pallido del torrente con l'acqua scrosciante ...”) e il terrore (“Si sentiva perduta. Era uscita dal mondo, ne aveva varcato i confini entrando nel mistero. Era perduta ...”) di Alvina sono la gioia-terrore di Lawrence , la sua sensazione di una Presenza misteriosa e terribile, che lo attrae verso un passato di idolatria, da cui egli si ritrae affascinato e sgomento. A tratti lo scuote quasi un incubo: “D'improvviso nell'aria grigia del mattino risonò una musica selvaggia: il lagno d'una zampogna, e una voce acuta d'uomo che per metà cantava e per metà gridava una breve strofa … Era una voce strana, acuta, rapida, la voce stessa delle montagne … Camminando attraverso la neve che cadeva tranquilla e farinosa, udì lontano qual suono strano, acuto e meraviglioso, e si sentì afferrare ancora una volta da una nostalgia meravigliosa, e comprese che si poteva impazzire, là, nel velato silenzio di quelle montagne, nella grande vallata collinosa tagliata fuori dal resto del mondo”.
La tesi naturista di Lawrence comporta la punizione della donna che ha osato sfidare le leggi della vita per sovvertirle. Con forza da nemesi pagana, la natura, bellissima e implacabile, si presenta alla fine della vicenda di Alvina per concludere la storia da vera, unica protagonista.
Solo due settimane durò il soggiorno di Lawrence a Picinisco, ma fu, forse, tra i più fruttuosi artisticamente di quanti ebbe a farne in patria e all'estero. La parte finale del romanzo, ambientata in Ciociaria, si può considerare la più affascinante e “tra le cose più belle uscite dalla penna di Lawrence”, come ha notato il critico Piero Nardi.